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	<title>Associazione Culturale Dioniso &#187; iniziativa</title>
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	<description>Creazione di Mostre e Organizzazione di Rassegne Cinematografiche</description>
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		<title>Rainer Maria Rilke, il Poeta e i Suoi Angeli</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jul 2008 20:21:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dioniso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mostre Iniziative]]></category>
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		<description><![CDATA[Settembre - Ottobre 2008
Palazzo Albrizzi, Venezia]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h6><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-58" title="Rainer Maria Rilke" src="/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/PICT8286.jpg" alt="Rainer Maria Rilke" width="566" height="371" /></strong></h6>
<p><span class="titolo">8 Settembre – 11 Ottobre 2008</span><br />
<span class="sottotitolo">Palazzo Albrizzi, Venezia</span></p>
<p><span class="titolo1">Rainer Maria Rilke</span><br />
<span class="sottotitolo1">Il poeta e i suoi angeli</span></p>
<p>Una mostra a cura di Pier Giorgio Carizzoni<br />
Promossa da ACIT Venezia &#8211; Forum Austriaco di Cultura a Milano</p>
<p><strong>Associazione Culturale Italo – Tedesca onlus</strong><br />
Palazzo Albrizzi<br />
Cannaregio 4118<br />
Tel. 041 523 25 44<br />
<a href="mailto:&quot;acitve@shineline.it&quot;">acitve@shineline.it</a><br />
A.C.T.V.: fermata Ca’ D’Oro</p>
<p><strong>Associazione Culturale Dioniso<br />
</strong>Via del Torchio 10<br />
20123 Milano<br />
Tel. 02.72.00.41.00<br />
<a href="http://www.associazioneculturaledioniso.it">www.associazioneculturaledioniso.it</a><br />
<a href="mailto:&quot;assdioniso@tiscali.it&quot;">assdioniso@tiscali.it</a></p>
<p><strong><br />
A Rainer Maria Rilke</strong></p>
<p>Nato nella Praga austro-ungarica di lingua tedesca, come Kafka e Werfel, il poliglotta Rilke legge e scrive correntemente il francese, studia appassionatamente il russo, controlla le traduzioni italiane delle sue poesie, stringe amicizia con decine di interlocutori delle più diverse nazionalità. Senza fissa dimora e sempre in cammino, attraversa instancabile l’Europa, dalla prima visita a Monaco appena ventunenne agli ultimi soggiorni di cura nella clinica svizzera di Valmont ormai cinquantenne. Nel primo ventennio del secolo lo seguiamo nei viaggi dalla Russia di Tolstoj e Pasternak (in compagnia di Lou Salomé), alla Venezia di Eleonora Duse, dalla Parigi di Rodin e di “Malte” alla Vienna di Hofmannsthal e Freud, dalla colonia di artisti di Worpswede presso Brema ai faraglioni di Capri, dal &#8220;castello sul mare&#8221; a Duino al Castello di Muzot presso Sierre.</p>
<p>Tra il 1897 e il 1920, anno del suo trasferimento in Svizzera, Rilke, appassionato viaggiatore, soggiorna ben dieci volte a Venezia, per tempi più o meno lunghi. Forse solo il suo amore per la “Ville Lumière” poteva tener pari alla predilezione del poeta per la Città lagunare. Rilke ama Venezia, ma – sensibile all’eterno femminino – ama anche le donne quivi incontrate, da Mimì Romanelli a Pia Valmarana, da Eleonora Duse a Gisela von der Haydt. Resta profondamente legato all’unica donna capace di consigliarlo, criticarlo, persino di rimproverarlo, amica e mecenate, sempre disposta ad accoglierlo nel suo Mezzanino sul Canal Grande, con la generosità con cui lo aveva ospitato al Castello di Duino: la Principessa Marie von Thurn und Taxis-Hohenlohe.<br />
Con lei ora si muove alla conquista di Venezia, visitando chiese, musei, gallerie. I dipinti che ritraggono figure femminili gli suscitano profonde sensazioni, ch’egli cela in sé per farle riemergere nella sua poesia, perché “i versi non sono – come la gente pensa – sentimenti innati. Sono esperienze. Per creare un verso devi vedere città, uomini, cose. Devi ricordare viaggi in regioni sconosciute; giornate trascorse in stanze silenziose; mattinate al mare … notti di viaggio che si allontanano con il loro fruscio”. Soprattutto la pittura dei Maestri veneziani gli è fonte d’ispirazione: attraverso gli occhi del Carpaccio ricrea in “Die Kurtisane” la figura di una cortigiana del ‘500, sensuale e venale ad un tempo, che ha rubato al sole l’oro dei suoi capelli. Vi traspare una malcelata allusione alla mercificazione che Venezia sa fare di sé. Un giudizio amaro che emerge spesso in Rilke davanti ai frusti problemi del quotidiano, come di fronte ad un gestore troppo esoso. Il che non muta però il suo atteggiamento ammirato nei confronti di Venezia, “di per sé grande opera d’arte, ricca di tesori raccolti in un spazio ristrettissimo”.</p>
<p>E’ difficile per Rilke instaurare un dialogo personale con questa città, al di là della tradizione. Procede per altre vie, che non sa però dove potranno condurlo. ”Sarebbe bene sapere che cosa ci si aspetti l’uno dall’altra” – si chiede, ma il suo quesito non sembra trovare risposta.</p>
<p>Non voglio spingermi più oltre nell’approfondimento di questo rapporto di Rilke con Venezia. Mi affido all’autorevole guida del curatore di questa mostra, Pier Giorgio Carizzoni, che ci saprà condurre attraverso le diverse tappe della vita di questo poeta, che ebbe a dire di Venezia: “Se Venezia è dovunque, in ogni prospetto, in ogni riflesso, mille volte è presente nei dipinti: nei dipinti sta la sua essenza“.</p>
<p>Ringrazio Pier Giorgio Carizzoni per averci consentito, dopo l’importante mostra al Castello di Duino, di scoprire alcuni degli angoli più nascosti del mondo Rilkiano. Un particolare ringraziamento va al Direttore del Forum Austriaco di Cultura di Milano, Mag. Georg Schnetzer, e al Consolato Generale di Germania di Milano per il supporto dato alla realizzazione di questo evento.</p>
<p>Nevia Pizzul Capello<br />
Presidente<br />
Associazione Culturale Italo-Tedesca onlus Venezia<br />
Venezia, 6 agosto 2008</p>
<p><strong>Rainer Maria Rilke e i suoi angeli</strong></p>
<p>Proprio le Elegie di Duino, capolavoro universalmente riconosciuto, completano la ricerca rilkiana di uno sguardo &#8220;nuovo&#8221; che superi la mera apparenza e la caducità delle cose, per giungere al &#8220;lavoro di conversione continua dell’amato visibile e tangibile nell’invisibile vibrazione e agitazione della nostra natura&#8221;, alla ricerca dell’essenza delle cose, di una loro profonda comprensione, che si trasfonda in parola, verso, canto.</p>
<p>Dalla complessità della poesia rilkiana e dalle sue raffinate esegesi, scaturisce una stupefacente modernità di pensiero: Rilke intuisce e descrive l’inesorabile approssimarsi di un appiattimento omologante della condizione umana, la brutalizzazione e violazione della natura con l’avvento della meccanizzazione forzata (oggi diremmo della tecnologia avanzata) e della produzione di “cose vuote”, l’orrore delle metropoli nelle quali dominano fretta e superficialità dell’agire, la corsa al denaro e al possesso, l’indifferenza per i sofferenti. Rilke prefigura la progressiva dissolvenza delle cose in icone/feticcio, in potenti emblemi virtuali, finte riproduzioni seriali dalle sembianze sfuggenti; ci invita a tornare alla semplicità dello sguardo dei nostri antenati e al patrimonio millenario di saggezza radicata nel genuino contatto tra uomo e natura, ad accettare la precarietà dell’esistenza trasformando i nostri sogni e progetti in cose, in entità realizzate. Il poeta ci esorta a sradicare con coraggio le vecchie e rassicuranti abitudini per ricercare una autentica intimità con il Tutto, spalancando gli occhi sulla vacuità dei miraggi che costituiscono la meta quotidiana di tanti uomini contemporanei, preda di penosi assilli per bisogni inappagati o inappagabili.</p>
<blockquote><p>“Si tratta … con coscienza profondamente terrena, di introdurre ciò che qui vediamo e tocchiamo nell’orizzonte più ampio, estremo. Non in un aldilà la cui ombra oscura la terra, bensì in un tutto, nel tutto” <strong>Rilke</strong></p></blockquote>
<p>Pier Giorgio Carizzoni<br />
Curatore</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Epilogo: Sfogliando felice le rose</strong></p>
<p>“Scoprii una nuova dolcezza: posare gentilmente sugli occhi una rosa, sino a non percepirne più la freschezza: soltanto la dolcezza dei suoi petali indugia ancora sulle mie palpebre come il sonno prima del levar del sole”. Così il giovane, romantico Rilke nel suo diario preannuncia una passione che lo accompagnerà sino alla iscrizione tombale dove ha voluto elevare un inno alla rosa e ai petali/palpebre che accompagneranno il suo sonno eterno.<br />
Le rose rilkiane, mescolanza contraddittoria di bellezza fiorente ed effimera, emanano un profumo inebriante (“La tua flagranza, a noi, grida da secoli i suoi nomi più dolci”), divenendo “soffio divino”, epitaffio funebre, possesso e perdita, grembo aperto.<br />
Rilke si circonda di rose, ne regala con dovizia alle amanti e alle amiche: lo immaginiamo incedere delicato con un bouquet in mano e una lettera di poesie d’amore in tasca (“Moi, j’aime les roses épistolaires / Io amo le rose epistolari”) a Venezia, tra calli e ponti, inseguendo la scostante Eleonora Duse o l’affascinante Mimí Romanelli.<br />
Tra le pagine dei suoi libri inserisce petali di rose “luminose”.<br />
La mostra si chiude con un florilegio di rose e di versi, tra cui quelli dell’iscrizione tombale nel cimitero di Raron, nel Vallese, dove il poeta cinquantunenne fu sepolto il 2 gennaio 1927, pochi giorni dopo la morte per leucemia.</p>
<blockquote><p>Rosa, oh contraddizione chiara, desiderio, di nessuno essere sonno sotto così tante palpebre.  <strong>Rilke</strong></p></blockquote>
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		<title>Rainer Maria Rilke, il Poeta e i Suoi Angeli</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 20:40:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dioniso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mostre Iniziative]]></category>
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		<description><![CDATA[Ottobre - Novembre 2008
Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi, Piacenza]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h6><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-58" title="Rainer Maria Rilke" alt="Rainer Maria Rilke" src="/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/PICT8286.jpg" width="566" height="371" /></strong></h6>
<p><span class="titolo">26 Ottobre – 23 Novembre 2008</span><br />
<span class="sottotitolo">Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi, Piacenza</span></p>
<p><span class="titolo1">Rainer Maria Rilke</span><br />
<span class="sottotitolo1">Il poeta e i suoi angeli</span></p>
<p>Una mostra a cura di Pier Giorgio Carizzoni<br />
Promossa da Comune di Piacenza, Forum Austriaco di Cultura a Milano, Galleria Ricci Oddi.</p>
<p><a href="http://www.radioemiliaromagna.it/cultura/mostre/piacenza_inedito_rilke.aspx" target="_blank">Ascolta l’intervista radiofonica al curatore P. G. Carizzoni</a></p>
<p><strong>Galleria d’Arte Ricci Oddi</strong><br />
Via San Siro, 13 – Piacenza<br />
Tel. 0523.320742<br />
<a href="http://www.riccioddi.it">www.riccioddi.it</a></p>
<p><strong>Associazione Culturale Dioniso</strong><br />
Via del Torchio 10<br />
20123 Milano<br />
Tel. 02.72.00.41.00<br />
<a href="mailto:&quot;assdioniso@tiscali.it&quot;"> assdioniso@tiscali.it</a><br />
<a href="http://www.associazioneculturaledioniso.it"> www.associazioneculturaledioniso.it</a></p>
<p>La mostra è suddivisa in “finestre”, spazi dello sguardo proiettato all’esterno, ma anche rivolto all’interno</p>
<p><strong>Prima Finestra: Rainer Maria Rilke e i luoghi dell’anima</strong></p>
<p>Nato nella Praga austroungarica di lingua tedesca, come Kafka e Werfel, il poliglotta Rilke legge e scrive correntemente il francese, studia appassionatamente il russo, controlla le traduzioni italiane delle sue poesie, stringe amicizia con decine di interlocutori delle più diverse nazionalità. Senza fissa dimora e sempre in cammino, attraversa instancabile l’Europa, dalla prima visita a Monaco appena ventunenne agli ultimi soggiorni di cura nella clinica svizzera di Valmont ormai cinquantenne. Nel primo ventennio del secolo lo seguiamo nei viaggi dalla Russia di Tolstoj e Pasternak (in compagnia di Lou Salomé), alla Venezia di Eleonora Duse, dalla Parigi di Rodin e di &#8220;Malte&#8221; alla Vienna di Hofmannsthal e Freud, dalla colonia di artisti di Worspwede presso Brema ai faraglioni di Capri, dalla Firenze rinascimentale alla Roma delle fontane, dal &#8220;castello sul mare&#8221; a Duino al Castello di Muzot presso Sierre.<br />
Il suo inquieto nomadismo lo conduce sovente in dimore di pregio, grazie all’ospitalità di munifici e aristocratici amici. I luoghi più cari rivestono un ruolo decisivo nel sollecitare potentemente la creatività del poeta, offrendogli le condizioni ambientali migliori per esprimersi.<br />
Le grandi città come Parigi, Roma, Praga, sono per il poeta luoghi di solitudine, ma di segno diverso: solitudini coatte, dispersive, crudeli, che schiacciano l’individuo e il suo anelito alla libertà. Le grandi città amate-odiate da Rilke, dalle vie lastricate di esseri malati e infelici (I Quaderni di Malte Laurids Brigge), di cui Parigi è l’esempio più significativo e contraddittorio, rappresentano una straordinaria scuola di vita, realtà e sentimenti ostili da trasformare in opere d’arte. La Parigi di Rodin, di Gide, della scoperta di Cézanne, spinge Rilke a tradurre autori come Baudelaire, Mallarmé, Valéry e a comporre poesie in francese come Vergers, Les fenêtres, Les roses.<br />
I viaggi in Russia del 1899 e del 1900 lasciano una traccia indelebile in Rilke: “Cosa devo alla Russia? È lei che ha fatto di me quello che sono divenuto … tutte le mie profonde radici sono là”. Per Rilke la Russia è uno svelamento, il passaggio dalle incertezze del giovane poeta privo di riferimenti ad una fase creativa che, complice l’amica Lou Salomé, lo condurrà ai primi riconoscimenti pubblici e a scrivere le prime opere importanti, a partire dal Libro d’ore (Das Stundenbuch).</p>
<p><strong>Seconda finestra: Le donne-angelo</strong></p>
<p>Rilke, sposo della scultrice Clara Westhoff nel 1901, nel corso della sua vita entra in intimo rapporto con un numero considerevole di donne, amanti e amiche, sostenitrici del poeta, sorta di &#8220;angeli&#8221; benevoli (non “terribili”) sotto la cui ala protettrice Rilke ha potuto maturare la sua arte, dedicando loro poesie o lettere meravigliose, saggi illuminanti. Il Rilke talora sofferente, insoddisfatto, in crisi creativa, alla costante ricerca di una perfezione attingibile solo in rari istanti, chiede conforto e consiglio alle sue donne-angelo, ottenendolo. Rilke non pare aver mai amato una donna di quella passione profonda e duratura con cui si definisce tradizionalmente un grande amore. Egli seduce le sue interlocutrici con un fascino schivo, colmo di parole radiose e profonde che sanno svelare le intimità dell’animo umano, ma poi si ritrae, conquista per poi riguadagnare appena possibile una necessaria, inviolabile solitudine.</p>
<p>Tra le donne conosciute e ammirate da Rilke, due assumono un grande rilievo, tale da meritare una speciale collocazione: Marie Thurn und Taxis, principessa, grande amica e fiera sostenitrice, dal 1909 alla morte del poeta e Lou Andreas-Salomé (1861-1937), prima amante, poi amica fedelissima, dal 1897 alla morte del poeta.</p>
<h6><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-70" title="Lou Andreas-Salomè" alt="Lou Andreas-Salomè" src="/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/foto1.jpg" width="566" height="422" /></strong></h6>
<p><strong>Terza finestra: Sfogliando felice le rose</strong></p>
<p>“<em>Scoprii una nuova dolcezza: posare gentilmente sugli occhi una rosa, sino a non percepirne più la freschezza: soltanto la dolcezza dei suoi petali indugia ancora sulle mie palpebre come il sonno prima del levar del sole</em>”.<br />
Così il giovane, romantico Rilke nel suo diario preannuncia una passione che lo accompagnerà sino alla iscrizione tombale dove ha voluto elevare un inno alla rosa e ai petali/palpebre che accompagneranno il suo sonno eterno.<br />
Le rose rilkiane, mescolanza contraddittoria di bellezza fiorente ed effimera, emanano un profumo inebriante (“La tua flagranza, a noi, grida da secoli i suoi nomi più dolci”), divenendo “soffio divino”, epitaffio funebre, possesso e perdita, grembo aperto.</p>
<p>Rilke si circonda di rose, ne regala con dovizia alle amanti e alle amiche: lo immaginiamo incedere delicato con un bouquet in mano e una lettera di poesie d’amore in tasca (“Moi, j’aime les roses épistolaires / Io amo le rose epistolari”) a Venezia, tra calli e ponti, inseguendo la scostante Eleonora Duse o l’affascinante Mimí Romanelli.<br />
Tra le pagine dei suoi libri inserisce petali di rose “luminose”.<br />
La mostra si chiude con un florilegio di rose e di versi, tra cui quelli dell’iscrizione tombale nel cimitero di Raron, nel Vallese, dove il poeta cinquantunenne fu sepolto il 2 gennaio 1927, pochi giorni dopo la morte per leucemia.</p>
<blockquote><p>“Rosa, oh pura contraddizione, gioia di essere il sonno di nessuno sotto tante palpebre” <strong>Rilke</strong></p></blockquote>
<p><a href="/wordpress/wp-content/uploads/2008/07/Rilke-Liberta_Piacenza.pdf">Rassegna Stampa</a></p>
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		<title>Festival Moldavo a Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Apr 2004 21:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dioniso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mostre Iniziative]]></category>
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		<description><![CDATA[Settembre 2004
Cinema Gnomo, Milano]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h6><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-149" title="Festival Moldavo" src="/wordpress/wp-content/uploads/2004/04/prev24.jpg" alt="Festival Moldavo" width="566" height="373" /><br />
</strong></h6>
<p><span class="titolo">Settembre 2004</span><br />
<span class="sottotitolo">Cinema Gnomo, Milano</span></p>
<p><span class="titolo1">Festival Moldavo a Milano</span><br />
<span class="sottotitolo1">La cultura moldava nel cinema, nella pittura, nella musica</span></p>
<p>Il festival della cultura e della cinematografia moldava ha saputo di certo raggiungere l’obiettivo di far conoscere questa affascinante e poco nota cultura. Attraverso opere di buon livello e atmosfere capaci di coinvolgere e di grande suggestione.</p>
<p>Moldavia: paese giovane, da sempre terra di confine (e di fusione culturale) tra Russia e Romania.<br />
Un paese antico come storia: infatti, è stato fondato oltre 500 anni fa da Stefano il Grande: la sua storia politica recente, tuttavia, risale a soli 14 anni fa.<br />
Un paese giovane, quindi, ma di solide tradizioni culturali e con grandi capacità creative.<br />
La rassegna cinematografica proposta negli scorsi giorni a Milano l’ha saputo dimostrare. Una cinematografia poco nota nell’Europa Occidentale. Parecchi di questi lavori non sono distribuiti, almeno in Italia (ad eccezione di pochi, quali il bellissimo “I Lautari”).<br />
Tre giorni: un festival breve, quindi. Breve ma intenso, a dimostrazione che le cose belle si misurano dalla qualità e non dalla quantità.<br />
Le giornate a Milano, infatti, sono state un’importante occasione non solo cinematografica, ma anche di immersione nella cultura e nelle tradizioni culturali di questo luogo, a cavallo tra echi del passato e slanci verso il futuro. È stato decisamente positivo l’inserimento della rassegna cinematografica nell’ambito di un discorso più ampio (tenutosi dal 9 al 14 settembre 2004), che ha visto protagonisti non solo il cinema, ma anche altre forme di arte, quali la musica e la pittura.<br />
In ogni circostanza, i suoni, i sapori, le immagini di questa terra hanno saputo coinvolgere gli spettatori, in una panoramica di ampio respiro e di buona qualità.<br />
Sapori non solo metaforici: la cucina moldava, ed i suoi vini, hanno tenuto banco, presentandosi in modo diretto e piacevole. Un tocco di sapore al già positivo sapore culturale assaggiato nelle giornate milanesi.<br />
Se, poi, si unisce la simpatia e la spontaneità della gente moldava presente alla rassegna, ci sono tutti gli ingredienti per un cocktail inebriante e gustoso.</p>
<p>La parte cinematografica, nel corso dei tre giorni di proiezioni, ha messo in risalto il meglio della produzione moldava, sia nell’ambito dei cortometraggi, che in quello dei lungometraggi.<br />
In alcuni casi, le atmosfere dei film proposti sono apparse sospese tra l’ipnotico e l’onirico, ma sempre cariche di suggestione.<br />
Come già detto, ben pochi di questi lavori hanno avuto la possibilità di essere presentati in Italia. Tra questi, il già citato e commovente “I Lautari”, di Emil Loteanu (1971). Una storia d’amore impossibile, tra un “lautaro” (sorta di musicista da strada), ed una zingara, descritta con grande profondità e introspezione, oltre che con un pregevole lirismo.<br />
Tra i film visti e non distribuiti, mi ha molto colpito “Jana”, di Valeriu Gajiu (2004). Storie di giovani che si intrecciano tra voglia di fare e scoprire, e blocchi imposti dalle strutture, a cavallo tra il sogno ed una realtà particolare, mostrata con intensità espressiva.<br />
La parte dei cortometraggi è apparsa anch’essa interessante, soprattutto in alcuni lavori storici, quali “A trai pentru Moldova” (Vivere per la Moldova), di Ruslan Morosanu (2003). La vita e la storia umana di Dimitri Cantemir, uomo di cultura, filosofo e patriota, vissuto tra il 1600 ed il 1700. Bello decisamente l’equilibrio tra realtà storica e storia umana.</p>
<p>Un festival, quindi, decisamente positivo, anche se purtroppo breve. Speriamo davvero che la proposta abbia un seguito ed un allargamento, per far conoscere e scoprire sempre più questo mondo che è solo in apparenza lontano. La lingua locale, il rumeno, lingua neolatina, già avvicina molto! La cultura, poi, per definizione, non ha confini!</p>
<p><strong>CREDITS<br />
Promosso e organizzato da<br />
</strong>Istituto Economico Culturale Italo-Moldavo presso il Consolato Onorario della Repubblica Moldova<br />
Console Onorario: Maria Vittoria Jonutas Puscasiu</p>
<p><strong>Con la collaborazione di<br />
</strong>Associazione Culturale Dioniso</p>
<p><strong>Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni<br />
</strong><strong>Con il sostegno e patrocinio di<br />
</strong>Comune di Milano Cultura e Musei- Spettacolo</p>
<p><strong>Con il Patrocinio di<br />
</strong>Ministero della Cultura della Repubblica di Moldova, Chisinau<br />
Ambasciata della Repubblica di Moldova in Italia, Roma</p>
<p><a href="/wordpress/wp-content/uploads/2004/04/volantino-1.pdf">Clicca qui per visualizzare il pieghevole</a></p>
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		<title>Salvador Dalì</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2004 21:29:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dioniso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giugno - Agosto 2004
Centro Congressuale “de Laugier”, Portoferraio]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h6><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-155" title="Dalì" alt="Dalì" src="/wordpress/wp-content/uploads/2004/03/foto-1.jpg" width="566" height="389" /><br />
</strong></h6>
<p><span class="titolo">Giugno &#8211; Agosto 2004</span><br />
<span class="sottotitolo">Centro Congressuale “de Laugier”, Portoferraio</span></p>
<p><span class="titolo1">Salvador Dalì</span></p>
<p>Nel centenario della nascita del pittore, scultore e poeta surrealista <strong>Salvador Dalí</strong>, l’Isola d’Elba ospita nella Sala San Salvatore del Centro Congressuale “de Laugier” a Portoferraio la mostra <strong><em>“Salvador Dalí, piacere e complessità di un genio”</em></strong> dal 19 giugno al 29 agosto. L’esposizione è promossa dalla Società PAC- Promozione Attività Culturali di Milano/Portoferraio, in collaborazione con la Fondazione Metropolitan di Milano, con l’Associazione Culturale Dioniso di Pier G. Carizzoni, con il contributo del Comune di Portoferraio, dell’Associazione Albergatori Isola d’Elba, dell’APT- Azienda per il Turismo dell’Arcipelago Toscano e del Consorzio Elba Promotion, e si colloca all’interno del ciclo di manifestazioni internazionali (in programma eventi e celebrazioni a Barcellona, Madrid, Rotterdam ecc.) che celebrano l’anniversario della nascita del Maestro catalano.<br />
La mostra rappresenta il primo grande appuntamento italiano nel panorama europeo delle celebrazioni dedicate al grande artista, che in Italia culmineranno nell’esposizione di Palazzo Grassi a Venezia (in settembre).<br />
Nella sede espositiva saranno visibili circa 270 lavori del Maestro, tutti appartenenti alla sua maturità artistica: un nucleo di 250 opere rappresenterà l’opera grafica (litografie, acqueforti, incisioni, xilografie, illustrazioni eseguite per testi letterari), mentre una seconda sezione di circa 20 pezzi è costituita da un’importante serie di statue in bronzo.<br />
Le sculture esposte sono state create dall’artista nel decennio immediatamente precedente al silenzio artistico, periodo caratterizzato da una creatività particolarmente sofferta. Queste opere, ultimo contributo di Dalì all’arte ed espressione di una poetica ossessiva, ripercorrono i temi classici del Maestro: la componente mistico-onirica, il riferimento alla classicità ed alla tradizione letteraria spagnola.<br />
Tutte le sculture in esposizione fanno parte della Collezione Clot, raccolta di opere originali daliniane in bronzo. Queste, ideate ed eseguite interamente dall’artista, che ha modellato la cera con le sue mani, si distinguono dagli “oggetti surrealisti” degli anni Trenta, frutto di collaborazioni con altri artisti o di rielaborazioni surrealiste di oggetti preesistenti, e si differenziano anche dalle più tarde interpretazioni in chiave tridimensionale di <em>gouaches </em>o di disegni del grande Maestro catalano.<br />
Particolarmente notevole nella sezione “grafica” il ciclo di 12 incisioni acquerellate <em>Après 50 ans de Surréalisme</em>, col quale Dalí analizza in maniera retrospettiva i momenti salienti della sua evoluzione stilistica, o la serie <em>Tauromachia Surrealista</em>, incisioni nate dalla meditazione sulle celebri Tauromachie di Goya e Picasso, ma anche opere quali illustrazioni per il <em>Faust </em>(1973) o le 105 tavole realizzate nel corso degli anni Sessanta per il Testo Sacro della Bibbia.<br />
Il percorso espositivo permette al visitatore di indagare la poetica matura dell’artista, capace di spaziare in maniera poliedrica tra Surrealismo, Simbolismo e classicità, e lascia emergere con grande evidenza lo straordinario percorso creativo di una tra le massime icone della cultura novecentesca e della sensibilità moderna.</p>
<p><strong>Il piacere di essere Salvador Dalí</strong></p>
<p><em>“Mio padre mi preferiva come scrittore che come pittore…probabilmente aveva ragione”.<br />
</em>Salvador Dalí, genio multiforme, fin dalla più tenera età è stato un grafomane, obbedendo a un impulso, un piacere che soltanto la pittura poteva offrirgli in eguale misura. Ha scritto diari, poesie, prosa, saggi, opere teatrali, una quantità incredibile di lettere.<br />
Tutto o quasi basato su un tema: se stesso. Il <em>Leitmotiv</em> della sua vita lo aveva riassunto così: “<em>ogni mattina, al risveglio, provo un piacere supremo, il piacere di essere Salvador Dalí”.<br />
</em>È necessario valutare la personalità di Salvador Dalì da una prospettiva polivalente. Pittore, scultore, disegnatore, poeta, uomo di cinema con Buñuel, creatore di grandi spettacoli pubblici, provocatore di scandali…<br />
Sono diverse facce di uno stesso personaggio che per alcuni fu un autentico genio e per altri un semplice <em>avidadollaros </em>alla ricerca di facile pubblicità.<br />
È stato un artista nel senso più ampio e ricco della parola, traboccante di immaginazione e fantasia, che amò la provocazione fin dai banchi di scuola e che concluse la sua carriera sepolto in un Teatro-Museo, sede della Fondazione a lui dedicata, nella città di Figueiras.<br />
In più di un’occasione Dalí aveva affermato “<em>tutta la mia opera è un riflesso, uno degli innumerevoli riflessi di ciò che faccio, scrivo e penso”.<br />
</em>Tutta la sua opera è un riflesso del suo mondo interiore, dei mostri del suo subcosciente, è la lotta contro le chiusure famigliari e sociali, è infine la volontà di sintonizzarsi con i nuovi tempi e modi di organizzazione e comunicazione sociale.<br />
Dalí ha vissuto a modo suo, ha fatto della sua vita un’opera d’arte e l’ha resa popolare attraverso le sue creazioni. Questo è un merito che nessuno gli può contestare e che ha proclamato più di una volta, come fece nel suo famoso manifesto, <em>Mi Lucha, </em>dove<em> </em>affermava: “<em>contro la semplicità, la complessità; contro l’uniformità, diversificazione; contro il collettivo, l’individuale; contro la politica, la metafisica; contro la rivoluzione, la tradizione; contro la medicina, la magia; contro lo scetticismo, la fede…”.<br />
</em>Da tutte le sue opere emerge la capacità di provocazione e la sua paradossale lucidità. Dalì aveva capito prima di tutti che l’abilità commerciale e pubblicitaria dell’autore è importante quanto la qualità artistica dell’opera. È stato precursore dell’era dell’immagine, della propaganda, dello show e dell’happening continuo.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1473" alt="Catalogo Dalì" src="http://www.associazioneculturaledioniso.it/wordpress/wp-content/uploads/2005/01/DALIcat_1-215x300.jpg" width="215" height="300" /></p>
<p>Salvador Dalì : sculture originali – opere grafiche”, PAC, Milano/Portoferraio, 2004</p>
<p><a href="/wordpress/wp-content/uploads/2004/03/7SPETTACOLI-1.pdf">Clicca qui per visualizzare il pieghevole</a></p>
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